Intelligenza artificiale e psicoterapia
Sempre più pazienti parlano con un chatbot prima, durante e dopo la terapia, e
sempre più clinici usano gli stessi strumenti per lavorare. Questi testi provano
a leggere entrambe le cose con gli strumenti della clinica, prima che con quelli
della tecnologia.
La terza presenza nella stanza
Una guida clinica ed etica alla psicoterapia nell'epoca dell'intelligenza artificiale
Libro · titolo originale The Third Presence in the Room · in inglese · 181 pagine
Capita sempre più spesso che il paziente, quando arriva in studio, abbia già
detto la cosa più difficile a qualcosa che non è una persona. Il libro parte
da qui, ma parla del lavoro clinico più che della tecnologia, in un momento
che ci è cambiato sotto i piedi e in cui nella stanza, oltre al paziente e al
terapeuta, è entrata una terza presenza con cui il paziente ha già parlato.
Per chi · clinici abilitati che cercano una
cornice clinica ed etica per pensare l'intelligenza artificiale in terapia, scritta
da uno psicoterapeuta psicodinamico.
Lo spazio che risponde
Intelligenza artificiale, compiacenza strutturale e funzione psichica dell'ascolto in psicoterapia
Compendio clinico · titolo originale The Space That Answers Back · in inglese · 38 pagine
Sempre più pazienti arrivano in seduta dopo lunghe conversazioni con un
sistema di intelligenza artificiale, e questo compendio prova a leggere il
fatto come un fenomeno clinico prima che tecnologico. Il punto di partenza è
una proprietà dell'addestramento di questi sistemi, la tendenza a dare ragione
a chi gli parla, che nel testo chiamo compiacenza strutturale. Messa accanto a
quella tendenza, la funzione psichica dell'ascolto si mostra fatta anche di
disaccordo, di assenso trattenuto e di silenzio. Il compendio segue questa
idea dentro la seduta, nel transfert e nel controtransfert, negli adattamenti
di setting e di tecnica e nel quadro normativo ed etico, e si chiude con
alcune vignette e una griglia di osservazione per il colloquio clinico.
Per chi · psicoterapeuti, psicologi clinici e
counselor i cui pazienti citano ChatGPT o le app di compagnia in seduta, e
specializzandi che cercano una cornice clinica, e non tecnologica, per pensarci.
L'intelligenza che sente
Una lettura psicodinamica dell'intelligenza logica ed emotiva, nel terapeuta e nella macchina
Compendio clinico · titolo originale The Intelligence That Feels · in inglese · 34 pagine
Quando un paziente porta in stanza le risposte di un modello linguistico, con
loro entra spesso un confronto implicito in cui alla macchina tocca la parte
di chi ragiona e al terapeuta quella di chi sente. Il compendio sostiene che
questa divisione è sbagliata in entrambe le direzioni e si chiede a che cosa
serva davvero l'intelligenza emotiva nel lavoro clinico, distinguendo la
capacità di essere toccati da quella di elaborare ciò che tocca. Ne
ricostruisce le origini evolutive nel clinico e si domanda che cosa significhi
che un sistema possa riprodurne la superficie senza averne la storia. Una
parte del testo guarda a come tutto questo si vede in seduta, comprese le
terapie che diventano più tranquille senza diventare più profonde, con una
lettura differenziale di cinque configurazioni che si somigliano, e un'altra
all'uso che il clinico stesso fa di questi strumenti nelle note e nella
formulazione del caso. In chiusura ci sono alcune vignette, gli errori più
frequenti e una griglia di osservazione.
Per chi · terapeuti che si sono sentiti
paragonati a un chatbot, o che hanno notato sedute più calme ma non più profonde,
e supervisori che cercano un lessico per parlarne.
Strumenti, non oracoli
Guida pratica agli strumenti di intelligenza artificiale per psicoterapeuti
Guida pratica · titolo originale Instruments, Not Oracles · in inglese · 62 pagine
Molti clinici usano già l'intelligenza artificiale per le note, le lettere, la
letteratura e l'amministrazione, spesso senza un metodo condiviso. Questa
guida passa in rassegna le famiglie di strumenti, dalla trascrizione
automatica delle sedute ai modelli generalisti, dalla ricerca bibliografica
alla preparazione della supervisione e alla gestione dello studio, e per
ciascuna si chiede che cosa faccia davvero, a che cosa possa servire in uno
studio clinico e dove stiano i rischi. La cornice resta psicoanalitica, perché
accanto alla domanda su quanto tempo uno strumento faccia risparmiare ne pone
un'altra, cioè che cosa facesse quel tempo per il clinico, prima. Il testo
fissa i punti su cui non si negozia, che sono il consenso, la protezione dei
dati e la firma professionale, indica ciò che deve restare al clinico e offre
una raccolta di prompt, formule di consenso adattabili e un protocollo di
trenta minuti per valutare qualunque strumento nuovo. Prodotti e norme citati
sono aggiornati a settembre 2026.
Per chi · clinici in libera professione che
usano già l'intelligenza artificiale, o si sentono spinti a farlo, e vogliono
usarla tenendo al loro posto il consenso, la protezione dei dati e la propria firma.
Il bias nella stanza, il bias nel modello
Bias cognitivi e bias dell'intelligenza artificiale, e come distinguerli nel lavoro clinico
Breve compendio · titolo originale Bias in the Room, Bias in the Model · in inglese · 10 pagine
Interrogare un modello linguistico su un caso non equivale a consultare uno
strumento neutro, perché il modello restituisce un ritratto statistico
compresso di come le persone, clinici compresi, hanno scritto della mente.
Questo breve compendio mette accanto i bias cognitivi del clinico, come la
conferma, la disponibilità, l'effetto alone e l'ancoraggio, e quelli del
modello, e mostra come si incontrano nello scambio, dove il modello tende ad
assumere la forma dell'ipotesi che il clinico ha già in mente. Propone poi di
usare lo stesso strumento contro questa spinta, chiedendogli di argomentare
contro l'ipotesi di lavoro e di proporre diagnosi differenziali, comprese
quelle che non riguardano una patologia, e in appendice offre una verifica per
capire come si comporta, nella pratica, un modello specifico. Più che una
serie di consigli, il testo sviluppa un argomento.
Per chi · clinici che già consultano un modello
linguistico su casi, formulazioni o diagnosi differenziali, e vogliono che quella
consultazione allarghi il pensiero invece di confermarlo.