Terapia in italiano, ovunque tu sia
Psicologo italiano per chi vive all'estero
Parto da una constatazione che sento ripetere quasi sempre nelle stesse parole: «in inglese ci lavoro, ci discuto, ci litigo anche — ma certe cose non riesco a dirle».
Non è una questione di vocabolario. Chi vive all'estero da anni ha spesso una seconda lingua eccellente. È che la lingua in cui si è imparato a dire "ho paura" per la prima volta non è intercambiabile con quella in cui si scrivono le email di lavoro — e in terapia questa differenza si sente.
La lingua madre non è un dettaglio
In una seconda lingua si è più prudenti, anche senza volerlo. Una parte dell'attenzione resta occupata dalla forma — la parola giusta, il tempo verbale — e quella parte non è disponibile per il resto. Il risultato è sottile ma costante: si finisce per dire quello che si sa dire, invece di quello che si vorrebbe dire.
C'è poi una ragione più profonda. Le esperienze più antiche — l'infanzia, la famiglia, le prime perdite — sono state vissute e nominate in italiano. Un ricordo raccontato in un'altra lingua arriva un po' tradotto, con quel tanto di distanza che la traduzione porta con sé. A volte quella distanza è comoda: permette di parlare di cose difficili senza esserne travolti. A volte è esattamente il limite che tiene fermo il lavoro.
Non è né sempre meglio l'italiano né sempre indifferente: dipende da cosa si sta cercando di raggiungere. Ma vale la pena poter scegliere, invece di subire la lingua come un vincolo.
Quello che nessuno ti aveva detto della partenza
Chi parte per scelta — per un lavoro migliore, per una relazione, per curiosità — si trova spesso senza il permesso di stare male. La partenza è stata voluta, magari invidiata, e lamentarsi sembra ingratitudine verso una fortuna che altri non hanno avuto.
Poi arrivano cose che nessuno aveva anticipato. La fatica di costruire amicizie adulte da zero, che è tutto un altro mestiere rispetto a quelle nate a scuola. Il rapporto con chi è rimasto, che si assottiglia senza un litigio, per semplice accumulo di piccole cose non condivise. Il senso di colpa verso i genitori che invecchiano a duemila chilometri. Il ritorno per Natale in cui ci si accorge di non essere più del tutto di lì — e di non essere ancora del tutto di qua.
Vale la pena chiedersi cosa significhi, quel doppio non-appartenere. Nella mia esperienza raramente è un problema da risolvere: più spesso è una posizione da abitare, e la sofferenza viene dal tentativo di sceglierne una sola.
C'è infine una domanda che compare quasi sempre, prima o poi, e che è la più interessante di tutte: da cosa stavo partendo, oltre che verso cosa?
Come funziona, in pratica
Fusi orari
Si concorda un orario fisso settimanale che tenga conto di entrambe le giornate lavorative. Con l'Europa non c'è nessuna difficoltà. Con le Americhe o l'Asia si lavora sulle fasce estreme — presto la mattina o tardi la sera — e funziona, purché l'orario scelto sia sostenibile nel tempo e non solo per le prime settimane. Un dettaglio che sfugge quasi a tutti: l'ora legale cambia in date diverse da paese a paese, e per un paio di settimane l'anno l'appuntamento va spostato.
Fatturazione
Ricevi regolare fattura per prestazione sanitaria, come chiunque altro. Se la detrazione sia possibile nel paese in cui risiedi dipende dal regime fiscale locale: è una cosa da verificare con il tuo consulente, e sarebbe scorretto che te la garantissi io per paesi che non conosco.
Deontologia e continuità
Resto iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio, con tutti gli obblighi che comporta — segreto professionale compreso. Se in futuro dovesse servirti un invio a un professionista nel paese in cui vivi, il mio compito è dirtelo e aiutarti a orientarti, non trattenerti.
Se rientri, o se ti sposti ancora
Il percorso non si interrompe. È uno dei vantaggi meno ovvi dell'online per chi ha una vita geograficamente instabile: cambiare città o paese non significa più ricominciare da capo con qualcuno di nuovo.
Per cominciare
Scrivimi indicando il paese e il fuso in cui vivi: ci diamo un primo colloquio per capire insieme di cosa si tratta. Nel modulo contatti c'è una voce apposta — «Vivo all'estero» — che mi aiuta a rispondere già con orari compatibili.
Domande frequenti
Posso fare terapia con uno psicologo italiano se vivo all'estero?
Sì. Le sedute si svolgono online e resto iscritto all'Ordine italiano, con gli obblighi deontologici che comporta. Gli unici veri ostacoli sono il fuso orario e la disponibilità di uno spazio riservato da cui collegarti.
Come funziona con i fusi orari?
Si concorda un orario fisso che tenga conto di entrambe le giornate. Con l'Europa nessuna difficoltà; con Americhe o Asia si usano le fasce estreme della giornata. Da ricordare: l'ora legale cambia in date diverse da paese a paese.
Le sedute sono detraibili?
Ricevi regolare fattura per prestazione sanitaria. Se sia detraibile dipende dal regime fiscale del paese in cui risiedi: verificalo con il tuo consulente.
Dott. Alberto Del Bove — Psicologo Psicoterapeuta, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio n. 23754 dal 2018. Lavoro in italiano, inglese e spagnolo.
Ultima revisione di questa pagina: 4 agosto 2026.
Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. In caso di emergenza, fai riferimento ai servizi di soccorso del paese in cui ti trovi.