Come funziona
Psicoterapia online
Vale la pena dirlo subito, perché inquadra tutto il resto: la psicoterapia online non è la versione ridotta di quella in studio. È un setting diverso, con vincoli suoi e possibilità sue, e va pensato come tale invece che valutato per quanto somiglia all'originale.
Ci ho scritto sopra la mia tesi, lavorando dentro un servizio di psicologia online, e quello che ho imparato è che la domanda utile non è «funziona quanto la presenza?». È: che cosa succede, di preciso, quando la stanza diventa uno schermo? Da lì si capisce anche per chi vada bene e per chi meno.
Come funziona una seduta online
In pratica è semplice. Ci diamo un giorno e un'ora fissi, settimanali. Ti arriva un link per videochiamata; ci colleghiamo da lì, quarantacinque minuti, senza che tu debba installare niente di complicato o creare account. Non servono microfoni professionali né una connessione perfetta: serve una stanza in cui puoi parlare senza abbassare la voce.
Quest'ultimo punto è meno banale di come suona, ed è il primo di cui parliamo. Chi vive con altri spesso scopre di non avere davvero un posto in cui dire certe cose: si finisce in macchina, o con le cuffie in una stanza con la porta chiusa e qualcuno che passa in corridoio. Non è un dettaglio logistico — è già materiale di lavoro. La difficoltà a ritagliarsi uno spazio protetto dice qualcosa su come è organizzata la propria vita, e su quanto spazio ci si concede.
Il primo colloquio serve a capire insieme di che cosa si tratta e se ha senso proseguire. Non è l'inizio automatico di un percorso: è il momento in cui si mette a fuoco la domanda, e in cui puoi anche decidere che il professionista giusto per te è un altro. Lo dico perché succede, ed è un esito legittimo.
Cosa cambia (e cosa no) rispetto alla presenza
Non cambia il metodo. L'ascolto, il modo di lavorare sulla domanda, il tempo lungo che serve perché qualcosa si muova: quelli restano identici. Cambia il corpo, e cambia la soglia.
Il corpo, perché in videochiamata ne vedo una porzione: il volto, le mani se le tieni alzate, poco altro. Perdo il modo in cui ti siedi, quello in cui entri, il gesto con cui prendi la borsa quando l'ora sta per finire. Sono informazioni vere e non fingo che non manchino. In compenso ne arrivano altre che in studio non ci sarebbero: la stanza da cui ti colleghi, cosa hai alle spalle, chi entra e chi no, cosa succede quando la connessione cade proprio mentre stavi dicendo una cosa difficile.
La soglia, perché in studio esiste un rito: uscire di casa, un viaggio, una sala d'attesa, e poi lo stesso viaggio al contrario che serve a metabolizzare. Online quel rito non c'è, e il rischio è di chiudere la videochiamata e trovarsi immediatamente dentro un'altra riunione. Per questo chiedo, quando si può, di lasciare dieci minuti liberi dopo la seduta. Non è pignoleria: quei dieci minuti fanno parte del lavoro.
Vale la pena tenere insieme le due cose senza sceglierne una. L'online non è né un ripiego né un progresso: è un setting che toglie qualcosa e aggiunge altro, e la differenza la fa quanto sei disposto a prenderlo sul serio. Chi lo tratta come una comodità in più — la seduta fatta di corsa, dal parcheggio, con l'auricolare — di solito ottiene esattamente quello che ha messo.
Per chi è indicata e per chi meno
Funziona bene per chi vive lontano da un professionista con cui vorrebbe lavorare, per chi ha orari che rendono impossibile un appuntamento fisso in studio, per chi si è trasferito all'estero e vuole fare questo lavoro nella propria lingua madre. Funziona bene anche per chi, semplicemente, in questa fase della vita non riuscirebbe a spostarsi con la regolarità che un percorso richiede.
È meno indicata quando manca la condizione minima di cui sopra: uno spazio e un tempo in cui poter parlare davvero. E ci sono situazioni in cui la distanza è un limite serio — momenti di crisi acuta, quadri in cui serve una presa in carico che comprenda anche altri interventi, o casi in cui la persona ha bisogno che qualcuno sia fisicamente lì. In quei casi il mio compito è dirlo e aiutarti a trovare la strada giusta, non tenerti.
Se non sai in quale categoria stai, è esattamente ciò di cui parliamo al primo colloquio. Non devi arrivarci con la risposta.
Piattaforma, privacy e segreto professionale
Il segreto professionale non cambia perché la stanza è digitale. È l'articolo 11 del Codice Deontologico degli Psicologi italiani e vale identico: quello che ci diciamo resta fra noi, con le sole eccezioni previste dalla legge.
In pratica, questo significa alcune cose concrete. Le sedute non vengono registrate, mai, e non lo farei nemmeno con il tuo consenso. Uso strumenti di videochiamata cifrati, e ti chiedo di collegarti da una tua connessione e da un tuo dispositivo, non da quello dell'ufficio. I dati amministrativi necessari alla fatturazione seguono le regole di qualunque prestazione sanitaria.
C'è però un punto che riguarda te e che nessuna cifratura risolve: chi c'è in casa mentre parliamo. Ne parliamo apertamente all'inizio, perché è la variabile che più spesso condiziona quanto una persona si sente libera di dire — e perché quasi nessuno ci pensa prima di iniziare.
Costi e primo colloquio
L'onorario è lo stesso della seduta in studio: il lavoro è quello, e non mi sembrerebbe onesto farlo pagare meno perché costa meno a me. Te lo dico esplicitamente prima che tu prenda qualunque impegno, insieme alla frequenza e a come funzionano le sedute disdette: sono cose che è giusto sapere in anticipo, non scoprire strada facendo.
Le prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche sono detraibili come spese sanitarie: ricevi regolare fattura per ogni seduta.
Per cominciare basta scrivermi. Rispondo io, di solito entro due giorni lavorativi, e concordiamo un primo colloquio.
Domande frequenti
La psicoterapia online funziona quanto quella in presenza?
La ricerca degli ultimi anni non mostra differenze sostanziali di efficacia per molti quadri. Ma la domanda utile è un'altra: non «funziona quanto», bensì «cosa cambia». Cambiano il corpo e la soglia fra la seduta e il resto della giornata, e su quelli si lavora esplicitamente.
Quanto dura un percorso?
Dipende dalla domanda con cui si arriva, e non è una risposta evasiva: una consultazione può chiudersi in poche sedute, un percorso più ampio dura molto di più. Quello che posso dirti è che ne parliamo apertamente e che rivediamo insieme, di tanto in tanto, se ha ancora senso.
Serve una diagnosi per iniziare?
No. Molte persone arrivano con un disagio che non ha ancora un nome, e spesso è la condizione migliore per cominciare: si lavora su ciò che c'è, non su un'etichetta da confermare.
Posso fare le sedute dall'estero?
Sì, e per molti italiani all'estero è la ragione principale per cui scelgono l'online: poter fare questo lavoro nella propria lingua madre. Ci sono aspetti pratici — fusi orari, fatturazione — di cui ho scritto nella pagina dedicata.
Cosa succede se salto una seduta?
Le regole sulle disdette le concordiamo all'inizio e sono le stesse per tutti. Ma vale la pena aggiungere una cosa: le sedute saltate non sono solo un fatto organizzativo. Quando cominciano a ripetersi, di solito stanno dicendo qualcosa — e quel qualcosa diventa argomento della seduta successiva.
Dott. Alberto Del Bove — Psicologo Psicoterapeuta, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio n. 23754 dal 2018. Specializzazione quadriennale in Psicoterapia Psicoanalitica (SPS, Roma, 2022).
Ultima revisione di questa pagina: 4 agosto 2026.
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