Quattro test gratuiti, e cosa possono davvero dirti
Sono strumenti brevi, anonimi e gratuiti, che non misurano quanto vali e non
rilasciano etichette, ma aiutano a mettere in parole qualcosa che di solito
resta confuso e a farsi una domanda migliore di quella da cui si è partiti.
Li ho scritti io, li ho tenuti corti di proposito, e ognuno finisce con una
lettura discorsiva invece che con un numero, perché un numero, da solo, aiuta
poco a capire che cosa farne.
Richiedono dai tre ai sei minuti ciascuno e si aprono sulla home, dove il
test gira per intero dentro il tuo browser.
Attenzione e impulsività: quanto pesano?
30 domande · circa 6 minuti
Esplora quanto la disattenzione e l’impulsività interferiscono con la
vita di tutti i giorni, distinguendo le due dimensioni invece di
sommarle. È il test che le persone cercano digitando «test ADHD», ed è
anche quello su cui sono stato più prudente, perché un punteggio alto dice
che qualcosa costa fatica, non che ci sia una diagnosi.
Il burnout non arriva tutto insieme, ma si installa mentre si continua a
funzionare. Questo test guarda l’esaurimento, il distacco e il senso di
efficacia che si è persa, che è di solito l’ultimo campanello a suonare
e il primo che andrebbe ascoltato.
Si ispira alla tipologia di Jung e guarda dove va la tua energia, come
raccogli le informazioni e come decidi. Invece di incasellarti in una
sigla, aiuta a riconoscere il tuo modo abituale di stare al mondo, e
quindi anche ciò che quel modo ti fa sistematicamente perdere di vista.
È il più insolito dei quattro e quello più vicino al mio lavoro, perché
invece di misurare un sintomo aiuta a mettere a fuoco che cosa si sta
cercando quando si pensa a un percorso, dato che la domanda con cui si
arriva in terapia quasi mai è quella su cui poi si lavora davvero.
C’è un momento preciso in cui un test smette di essere utile e comincia a
fare danno, ed è quando la persona lo legge come un verdetto. Succede spesso,
e la colpa non è di chi lo legge ma del modo in cui sono scritti quasi tutti.
Un questionario raccoglie ciò che pensi di te oggi, in questi minuti e con
l’umore di questi minuti, e somiglia più a un’istantanea che a una
radiografia. Per questo conviene tenere a mente tre cose.
1
Il punteggio descrive un peso, non una malattia
«Interferenza forte» significa che certe difficoltà ti stanno
costando parecchio, il che è diverso dall’avere un disturbo. Le due
cose si confondono continuamente, e la confusione va quasi sempre
nella stessa direzione, verso il peggio.
2
Conta da quanto dura, non quanto è intenso oggi
Una settimana difficile alza tutti i punteggi, e per questo il
segnale che vale è la durata. Se una cosa pesa da mesi e continua a
pesare anche quando le circostanze cambiano, sta dicendo qualcosa di
te e non della settimana.
3
La reazione al risultato è un dato quanto il risultato
Il sollievo, il fastidio o il bisogno immediato di rifarlo per
uscirne meglio sono informazioni, spesso più interessanti del
punteggio, perché dicono che cosa speravi di leggere, e quella
speranza è già una domanda.
Perché non è una diagnosi
Una diagnosi non è un punteggio superato, ma nasce da un incontro in cui
c’è una storia raccontata con le proprie parole, un tempo condiviso e
qualcuno che ascolta anche quello che non viene detto e che può chiedere
«da quando?», «con chi?», «e prima?».
Nessun questionario fa queste domande, e nessuno può farle da solo. Per
questo qui non troverai mai la frase «hai l’ADHD» o «sei in burnout», ma
una descrizione di ciò che le tue risposte disegnano e un invito a farne
qualcosa.
Le tue risposte non escono dal tuo browser
Più che una formula di rito, è il modo in cui sono fatti tecnicamente
questi test, perché le domande, le risposte e il calcolo del risultato
restano sul tuo dispositivo. Non esiste un server che riceve ciò che hai risposto, quindi
non esiste un archivio da cui possa uscire.
Se alla fine scegli di lasciare la tua email per ricevere il report,
viaggia soltanto l’indirizzo, insieme al
nome del test che hai completato, e mai una singola risposta.
Non uso cookie di profilazione e non registro indirizzi IP, e le
statistiche del sito contano le visite, non le persone.
E dopo?
Dipende da che cosa il test ha smosso, e le strade possibili sono tre, in
ordine di impegno.
Se vuoi solo continuare a leggere
Scrivo di rado, su psicoterapia, ADHD, trauma relazionale e lavoro,
senza una cadenza forzata, e mando qualcosa quando ho qualcosa da dire.
Il primo colloquio, online o in studio a Itri, serve a capire insieme
di cosa si tratta e se ha senso proseguire. Non ti impegna a iniziare
un percorso, e ti dà gli elementi per decidere con cognizione di causa.
No, e nessun test online può esserlo. Una diagnosi nasce da un incontro
clinico, fatto di una storia raccontata, di un tempo condiviso e di un
professionista che osserva anche ciò che non viene detto, mentre un
questionario raccoglie ciò che una persona pensa di sé in un dato
momento. Può essere il punto di partenza di una conversazione, non una
conclusione.
Le mie risposte vengono salvate?
No. Restano nel browser e non vengono mai inviate a nessun server,
perché il risultato viene calcolato sul tuo dispositivo. Se scegli di lasciare la
tua email per ricevere il report, viaggia soltanto l’indirizzo.
Quanto durano?
Dai tre ai sei minuti ciascuno. Sono corti di proposito, perché un
questionario lungo stanca e le ultime risposte diventano meno sincere
delle prime.
Il risultato dice che ho un problema. Cosa faccio?
Un punteggio alto segnala che qualcosa pesa, non che ci sia una
malattia. Se quel peso dura da settimane, se interferisce con il
lavoro, il sonno o le relazioni, o se leggerlo ha smosso qualcosa, vale
la pena parlarne, e il primo colloquio serve proprio a questo.
Sono disponibili in altre lingue?
Sì, in italiano, inglese e spagnolo. La lingua si cambia dal menu in
alto e i test la seguono.
Dott. Alberto Del Bove, Psicologo e Psicoterapeuta. Questi strumenti non
sostituiscono una valutazione clinica. In caso di sofferenza acuta o
pensieri di farsi del male, rivolgiti al pronto soccorso o chiama il 112.