Strumenti di auto-osservazione

Quattro test gratuiti — e cosa possono davvero dirti

Sono strumenti brevi, anonimi e gratuiti. Non misurano quanto vali e non rilasciano etichette: servono a mettere in parole qualcosa che di solito resta confuso, e a farsi una domanda migliore di quella da cui si è partiti.

Li ho scritti io, li ho tenuti corti di proposito, e ognuno finisce con una lettura discorsiva invece che con un numero. Il numero, da solo, non ha mai aiutato nessuno.

I quattro test

Dai tre ai sei minuti ciascuno. Si aprono sulla home, dove il test gira per intero dentro il tuo browser.

Attenzione e impulsività: quanto pesano?

30 domande · circa 6 minuti

Esplora quanto la disattenzione e l’impulsività interferiscono con la vita di tutti i giorni, distinguendo le due dimensioni invece di sommarle. È il test che le persone cercano digitando «test ADHD», ed è anche quello su cui sono stato più prudente: un punteggio alto dice che qualcosa costa fatica, non che ci sia una diagnosi.

Fai il test

Quanto ti sta costando il lavoro?

24 domande · circa 5 minuti

Il burnout non arriva tutto insieme: si installa mentre si continua a funzionare. Questo test guarda l’esaurimento, il distacco e il senso di efficacia che si è persa, che è di solito l’ultimo campanello a suonare e il primo che andrebbe ascoltato.

Fai il test

Che tipo psicologico sei?

circa 4 minuti

Ispirato alla tipologia di Jung: dove va la tua energia, come raccogli le informazioni, come decidi. Non serve a incasellarti in una sigla — serve a riconoscere il tuo modo abituale di stare al mondo, e quindi anche ciò che quel modo ti fa sistematicamente perdere di vista.

Fai il test

Cosa stai chiedendo, davvero?

circa 4 minuti

Il più insolito dei quattro, e quello più vicino al mio lavoro. Non misura un sintomo: aiuta a mettere a fuoco cosa si sta cercando quando si pensa a un percorso. Perché la domanda con cui si arriva in terapia quasi mai è quella su cui poi si lavora davvero.

Fai il test

Come si legge un risultato

C’è un momento preciso in cui un test smette di essere utile e comincia a fare danno: quando la persona lo legge come un verdetto. Succede spesso, e non è colpa di chi lo legge — è come sono scritti quasi tutti.

Un questionario raccoglie ciò che pensi di te oggi, in questi minuti, con l’umore di questi minuti. È un’istantanea, non una radiografia. Tre cose da tenere a mente:

  1. 1

    Il punteggio descrive un peso, non una malattia

    «Interferenza forte» significa che certe difficoltà ti stanno costando parecchio. Non significa avere un disturbo. Le due cose si confondono continuamente, e la confusione è quasi sempre in una sola direzione: verso il peggio.

  2. 2

    Conta da quanto dura, non quanto è intenso oggi

    Una settimana difficile alza tutti i punteggi. Il segnale che vale è la durata: se una cosa pesa da mesi, e continua a pesare anche quando le circostanze cambiano, allora sta dicendo qualcosa di te e non della settimana.

  3. 3

    La reazione al risultato è un dato quanto il risultato

    Sollievo, fastidio, il bisogno immediato di rifarlo per uscirne meglio: sono informazioni. Spesso più interessanti del punteggio, perché dicono cosa speravi di leggere — e quella speranza è già una domanda.

Perché non è una diagnosi

Una diagnosi non è un punteggio superato. Nasce da un incontro: una storia raccontata con le proprie parole, un tempo condiviso, qualcuno che ascolta anche quello che non viene detto e che può chiedere «da quando?», «con chi?», «e prima?».

Nessun questionario fa queste domande, e nessuno può farle da solo. Per questo qui non troverai mai la frase «hai l’ADHD» o «sei in burnout»: troverai una descrizione di ciò che le tue risposte disegnano, e un invito a farne qualcosa.

Le tue risposte non escono dal tuo browser

Non è una formula di rito: è come sono fatti tecnicamente questi test. Le domande, le risposte e il calcolo del risultato avvengono sul tuo dispositivo. Non esiste un server che riceve ciò che hai risposto, quindi non esiste un archivio da cui possa uscire.

Se alla fine scegli di lasciare la tua email per ricevere il report, viaggia soltanto l’indirizzo, insieme al nome del test che hai completato. Mai una singola risposta.

Non uso cookie di profilazione e non registro indirizzi IP. Le statistiche del sito contano le visite, non le persone.

E dopo?

Dipende da cosa ha smosso. Tre strade, in ordine di impegno.

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Scrivo di rado, su psicoterapia, ADHD, trauma relazionale e lavoro. Nessuna cadenza forzata: mando qualcosa quando ho qualcosa da dire.

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Domande frequenti

I test psicologici online sono una diagnosi?

No, e nessun test online può esserlo. Una diagnosi nasce da un incontro clinico: una storia raccontata, un tempo condiviso, un professionista che osserva anche ciò che non viene detto. Un questionario raccoglie ciò che una persona pensa di sé in un dato momento. È un punto di partenza per una conversazione, non una conclusione.

Le mie risposte vengono salvate?

No. Restano nel browser e non vengono mai inviate a nessun server: il risultato viene calcolato sul tuo dispositivo. Se scegli di lasciare la tua email per ricevere il report, viaggia soltanto l’indirizzo.

Quanto durano?

Dai tre ai sei minuti ciascuno. Sono corti di proposito: un questionario lungo stanca, e le ultime risposte diventano meno sincere delle prime.

Il risultato dice che ho un problema. Cosa faccio?

Un punteggio alto segnala che qualcosa pesa, non che ci sia una malattia. Se quel peso dura da settimane, se interferisce con il lavoro, il sonno o le relazioni, o se leggerlo ha smosso qualcosa, vale la pena parlarne. Il primo colloquio serve esattamente a questo.

Sono disponibili in altre lingue?

Sì: italiano, inglese e spagnolo. La lingua si cambia dal menu in alto e i test la seguono.

Dott. Alberto Del Bove — Psicologo e Psicoterapeuta. Questi strumenti non sostituiscono una valutazione clinica. In caso di sofferenza acuta o pensieri di farsi del male, rivolgiti al pronto soccorso o chiama il 112.