Newsletter
Scritti di rado, quando c’è qualcosa da dire
Non ho una cadenza e non intendo darmene una, perché le newsletter che escono ogni martedì in quanto è martedì si riconoscono subito, e dopo tre settimane si smette di aprirle.
Scrivo quando ho finito di pensare a qualcosa, che sia un caso che mi ha fatto cambiare idea, un articolo che vale la pena discutere o un compendio nuovo, e può capitare una volta al mese come dopo due mesi di silenzio.
Iscriviti
Riceverai una email di conferma, e l’iscrizione diventa attiva solo dopo che avrai cliccato il link al suo interno.
Di cosa scrivo
ADHD adulto, senza il tifo
Lontano sia dalla versione «è tutto neurobiologia» sia da quella «non esiste, è la società», scrivo di che cosa succede quando una persona arriva con quella parola già scritta in fronte, e di che cosa ci facciamo.
Trauma relazionale
Sono le ferite che non hanno un episodio da raccontare, perché invece di succedere una volta sono successe tutti i giorni, per anni, e per questo sembrano normali.
Il lavoro che fa male
Scrivo di burnout, di contratti psicologici violati e di organizzazioni che chiamano «resilienza» ciò che è semplicemente sopportazione, dove la mia formazione clinica incontra quella in gestione delle persone.
L’analisi della domanda
È il mio strumento di lavoro, e parte dalla convinzione che la richiesta con cui si arriva in terapia quasi mai coincida con quella su cui poi si lavora davvero.
Il patto
-
Nessuna cadenza forzata. Se non ho niente da dire non scrivo, perché il tuo tempo non è materiale di riempimento.
-
Nessuna promozione travestita da contenuto. Quando ti propongo qualcosa a pagamento te lo dico, e te lo dico all’inizio.
-
Il tuo indirizzo non lo cede nessuno. Non viene venduto, scambiato o passato a terzi, e resta su un server in Irlanda, dentro l’Unione Europea.
-
Un click per uscire. Il link di disiscrizione è in fondo a ogni messaggio e funziona davvero, senza schermate che ti chiedono perché te ne vai.
-
Se hai fatto un test, le tue risposte restano tue. Non lasciano mai il tuo browser, e quello che ricevo è soltanto l’indirizzo che scegli di lasciarmi.
Una cosa che la newsletter non è
Non è una consulenza, e non può esserlo. Se stai attraversando un momento difficile, leggere qualcosa di sensato aiuta poco e a volte confonde, e in quel caso ha più senso scrivermi direttamente. In caso di sofferenza acuta o pensieri di farti del male, rivolgiti al pronto soccorso o chiama il 112.