Ansia · · 6 minuti di lettura
Chi cura l'ansia e gli attacchi di panico? Psicologo, psicoterapeuta o psichiatra
Quando l'ansia comincia a occupare troppo spazio, o quando arriva il primo attacco di panico, la domanda che viene subito dopo la paura è quasi sempre la stessa, cioè a chi rivolgersi. Le figure possibili sono diverse, i nomi si somigliano e su internet si trovano risposte contraddittorie. Provo a mettere un po' d'ordine, dicendo che cosa fa ciascuno e quando ha senso cercarlo.
Chi fa che cosa
Il medico di base è spesso il primo a cui si racconta tutto, ed è un buon punto di partenza, perché può escludere che dietro palpitazioni, tremori o stanchezza ci sia una causa fisica, come un problema alla tiroide, e può indirizzarti verso lo specialista più adatto.
Lo psicologo è laureato in psicologia, ha superato l'esame di Stato ed è iscritto all'Albo. Può accoglierti, aiutarti a inquadrare quello che ti succede e offrirti qualche colloquio di sostegno. Per un lavoro di cura che vada alla radice dell'ansia, però, serve una formazione in più.
Lo psicoterapeuta è uno psicologo, o un medico, che ha completato una specializzazione di almeno quattro anni in psicoterapia. È la figura di riferimento quando l'ansia si ripete, condiziona le scelte e non passa con il riposo o con la buona volontà, perché il suo lavoro consiste proprio nel capire che cosa la alimenta e nel cambiare il modo in cui ci si sta dentro. Se vuoi approfondire le differenze tra queste figure, ne parlo nell'articolo su cosa fa uno psicoterapeuta.
Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria, e tra tutte queste figure è l'unico, insieme agli altri medici, che può prescrivere farmaci. Si rivolgono a lui soprattutto le persone in cui l'ansia è così intensa da impedire di lavorare, dormire o uscire di casa, oppure quando convive con una depressione importante.
Quando servono i farmaci
I farmaci per l'ansia non sono una sconfitta e nemmeno una scorciatoia. In alcune situazioni abbassano l'intensità dei sintomi quanto basta per tornare a dormire, a uscire, a lavorare, e quindi anche a pensare a quello che sta succedendo. In altre non servono, e la psicoterapia da sola è la strada più adatta.
La decisione spetta al medico, che valuta caso per caso, e io su questo non mi sostituisco a nessuno. Quando la terapia farmacologica è indicata, lavorare in parallelo con uno psichiatra o con il medico di base è la soluzione che preferisco, perché il farmaco agisce sul sintomo mentre la psicoterapia si occupa di ciò che il farmaco non può toccare, cioè il significato di quell'ansia e le relazioni dentro cui è nata.
Che cosa fa una psicoterapia psicoanalitica con l'ansia
Io lavoro a orientamento psicoanalitico, e il punto da cui parto è che l'ansia, per quanto faticosa, raramente arriva dal nulla. Più spesso è un segnale che qualcosa preme, un conflitto che non si riesce a vedere, una scelta rimandata, una rabbia che non trova spazio, una separazione che fa più paura di quanto si ammetta. Cercare di spegnere il segnale senza ascoltarlo, di solito, lo fa tornare più forte o in un'altra forma.
In seduta si parte da quello che succede oggi, da quando l'ansia arriva, in quali situazioni, con quali persone, e si cerca di capire che cosa quei momenti abbiano in comune. Con il tempo diventa possibile riconoscere il filo che li lega, e quando quel filo si vede l'ansia smette di essere una minaccia incomprensibile e diventa qualcosa che si può pensare. Non significa che sparisca da un giorno all'altro, ma che smette di decidere al posto tuo.
Sulla pagina dedicata ad ansia e attacchi di panico trovi come si riconoscono, che cosa aiuta nel momento della crisi e come si svolge un percorso, online o nello studio di Itri.
Quando andare in pronto soccorso
Il primo attacco di panico è spesso indistinguibile, per chi lo vive, da un malore serio, con il cuore che batte forte, il dolore al petto, la sensazione di non riuscire a respirare o di stare per svenire. In quel caso andare in pronto soccorso, o chiamare il 112, è la scelta giusta, perché quei sintomi vanno distinti da un problema cardiaco o respiratorio e solo una visita medica può farlo.
Una volta escluse le cause fisiche, gli attacchi che si ripetono non sono pericolosi in sé, anche se restano molto spaventosi, ed è a quel punto che conviene smettere di affrontarli soltanto in emergenza e cominciare a lavorarci con calma. Se compaiono sintomi diversi dal solito, o pensieri di farti del male, il riferimento resta il medico o il 112.
Alberto Del Bove
Psicologo e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio con il n. 23754, specializzato presso la SPS di Roma. Lavoro con adulti e coppie, online in tutta Italia e dall'estero e in studio a Itri (LT).