Psicoterapia · · 6 minuti di lettura
Cosa fa uno psicoterapeuta, e cosa cambia con l'approccio psicoanalitico
Chi si chiede che cosa faccia uno psicoterapeuta, di solito, non sta scrivendo una tesi. Sta cercando di capire se quello che gli succede da un po' di tempo sia una cosa da portare a qualcuno, e a chi. Provo a rispondere in modo concreto, partendo dalle differenze tra le figure professionali e arrivando a che cosa succede davvero in una stanza di terapia.
Psicologo, psicoterapeuta, psichiatra
In Italia lo psicologo è chi ha una laurea magistrale in psicologia, ha superato l'esame di Stato ed è iscritto all'Albo. Può fare colloqui di sostegno, valutazioni e interventi di prevenzione, ma per condurre una psicoterapia vera e propria serve un passo in più.
Lo psicoterapeuta è uno psicologo, o un medico, che dopo la laurea ha frequentato una scuola di specializzazione di almeno quattro anni, riconosciuta dal Ministero, con lezioni, tirocinio, supervisione e spesso una terapia personale. È la formazione che lo abilita a prendere in cura una sofferenza psicologica nel tempo, e non solo ad ascoltarla o a valutarla.
Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria, e a differenza degli altri due può prescrivere farmaci. Molti psichiatri lavorano soprattutto sulla terapia farmacologica, altri hanno anche una formazione da psicoterapeuti. Le tre figure non sono in concorrenza tra loro, e quando la situazione lo richiede collaborano, perché un farmaco può dare il margine minimo per lavorare, mentre la psicoterapia si occupa di ciò che il farmaco non tocca.
Che cosa succede in seduta
Dall'esterno una seduta sembra una conversazione, e in parte lo è. Ci si vede con una cadenza regolare, di solito una volta a settimana, per circa cinquanta minuti, in studio oppure online. Quello che la distingue da una chiacchierata con un amico non è la profondità degli argomenti, ma il fatto che lo psicoterapeuta ascolta con uno scopo e con un metodo, e che la relazione stessa, compreso quello che succede tra voi due, diventa materiale di lavoro.
Uno psicoterapeuta non dà consigli su come vivere, e neppure giudica le scelte di chi ha davanti. Aiuta a vedere che cosa si ripete, a dare un nome a ciò che si prova senza riuscire a dirlo e a capire perché certe soluzioni, che pure si conoscono benissimo, non riescono a funzionare. In questo senso il lavoro riguarda meno le risposte e più le domande giuste, quelle che da soli è difficile porsi.
Tutto ciò che viene detto è coperto dal segreto professionale, e il primo incontro serve proprio a capire se tra voi due esiste la fiducia necessaria per lavorare, una cosa che conta più di qualunque tecnica.
Cosa cambia con l'approccio psicoanalitico
Le scuole di psicoterapia sono molte, e ognuna guarda alla sofferenza da un punto di vista diverso. L'approccio cognitivo-comportamentale, per esempio, lavora molto sui pensieri e sui comportamenti che mantengono un problema, spesso con esercizi da fare tra una seduta e l'altra. È un modo di lavorare serio e utile, che però non è il mio.
Io lavoro a orientamento psicoanalitico, il che vuol dire partire da un'idea precisa, cioè che un sintomo, prima di essere un guasto da riparare, è spesso una soluzione che a un certo punto della vita ha avuto un senso. L'ansia che arriva sempre nello stesso tipo di situazione, la stanchezza che non passa con le ferie, le discussioni di coppia che seguono ogni volta lo stesso copione hanno quasi sempre una storia, e quella storia, una volta capita, smette di decidere al posto tuo.
Questo non significa passare anni a parlare dell'infanzia ignorando il presente. Si parte da quello che oggi fa male, e si torna indietro solo quanto serve per capire perché fa male proprio così. Ne parlo più a fondo nella pagina sull'approccio e l'Analisi della Domanda, e se il motivo per cui cerchi uno psicoterapeuta è l'ansia, trovi una pagina dedicata su ansia e attacchi di panico.
Quando ha senso rivolgersi a uno psicoterapeuta
Non serve aspettare di stare malissimo, e non esiste una soglia di gravità da superare per avere diritto a chiedere aiuto. Il segnale più affidabile è spesso più ordinario, cioè la sensazione che qualcosa si ripeta nonostante tu abbia già provato a cambiarlo, oppure che una difficoltà stia occupando sempre più spazio nella giornata, nel sonno, nel lavoro o nelle relazioni.
Ci sono poi situazioni in cui non conviene aspettare affatto, come i pensieri di farsi del male o una sofferenza che impedisce di mangiare, dormire o uscire di casa. In quei casi il primo riferimento è il medico di base, o il 112 se c'è un pericolo immediato, e la psicoterapia viene dopo, accanto alle altre cure.
Alberto Del Bove
Psicologo e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio con il n. 23754, specializzato presso la SPS di Roma. Lavoro con adulti e coppie, online in tutta Italia e dall'estero e in studio a Itri (LT).