Burnout · · 6 minuti di lettura
Il burnout degli insegnanti
Chi insegna lo sa già, anche se raramente lo dice ad alta voce, che la stanchezza della scuola è di un tipo particolare. Non dipende soltanto dalle ore in classe o dalle verifiche da correggere la sera, ma da un lavoro che chiede di essere presenti con tutta la persona, ogni giorno, davanti a venticinque ragazzi e alle loro famiglie. Provo a raccontare perché questo lavoro espone al burnout in un modo suo e che cosa si può fare quando la fatica smette di essere quella normale di un anno impegnativo.
Perché la scuola consuma in un modo diverso
L'insegnamento è prima di tutto un lavoro di relazione, e la relazione non si interrompe al suono della campanella. Si porta a casa lo studente che ha smesso di venire, la classe che non risponde, il genitore che ha scritto alle undici di sera, e tutto questo resta addosso anche nei giorni in cui le lezioni sono andate bene. Il carico emotivo, in altre parole, è parte del mestiere, e proprio per questo è facile non accorgersi di quando diventa troppo.
Accanto alla relazione c'è poi tutto ciò che la circonda, come la burocrazia che cresce di anno in anno, le riunioni, i registri, i piani da compilare, e per molti la precarietà, con il cambio di scuola e di colleghi a ogni settembre e la difficoltà di costruire qualcosa che duri. Si somma infine la sensazione, condivisa da molti insegnanti, di un ruolo sociale che vale sempre meno, in cui la competenza viene messa in discussione da chiunque e il riconoscimento arriva di rado.
Il burnout nasce proprio da qui, da uno squilibrio prolungato fra quello che un lavoro chiede e quello che restituisce, e la scuola, per come è organizzata oggi, rischia di chiedere molto e restituire poco proprio a chi ci mette di più.
I segnali da non normalizzare
Il primo è una stanchezza che l'estate non cura, per cui a fine agosto ci si ritrova già svuotati e il pensiero di settembre porta con sé più angoscia che attesa. Spesso si accompagna a disturbi del sonno, mal di testa o tensioni, segnali fisici che conviene comunque far vedere al medico, e di cui parlo più a fondo nell'articolo sui sintomi fisici del burnout.
Il secondo è il distacco, quando gli studenti cominciano a sembrare un fastidio più che persone, le riunioni diventano un rumore di fondo e ci si sorprende a fare lezione in automatico. È il segnale che fa più vergognare, perché chi insegna di solito ha scelto quel lavoro anche per i ragazzi, e accorgersi di non sentirli più sembra un tradimento di sé prima ancora che un sintomo.
Il terzo è la caduta del senso di efficacia, cioè la convinzione crescente che quello che fai non incida più su niente, che ogni sforzo si perda e che i risultati, se arrivano, non dipendano da te. Quando questi tre segnali compaiono insieme e durano, non si tratta più soltanto di un anno difficile.
Che cosa può fare una psicoterapia
Una psicoterapia non cambia l'organizzazione della scuola, e sarebbe disonesto lasciarlo intendere. Può però aiutare a distinguere quello che dipende dal contesto da quello che dipende dal modo in cui ciascuno ci sta dentro, perché spesso le due cose si intrecciano. C'è chi si fa carico di ogni studente in difficoltà come se fosse l'unico adulto disponibile, chi non riesce a dire di no a un progetto in più, chi sente che il proprio valore come insegnante si misura soltanto sui risultati della classe.
Nel mio modo di lavorare, che è psicoanalitico, si guarda proprio a questo intreccio, a che cosa ti spinge a occupare una certa posizione e a quale prezzo, per ritrovare un margine di scelta là dove sembrava che non ce ne fossero. A volte il risultato è restare con meno fatica, altre volte è chiedere un trasferimento o cambiare strada, e in entrambi i casi la decisione arriva da un luogo più libero. Per un quadro più generale puoi leggere la pagina su burnout e stress da lavoro.
Per chi insegna nel sud pontino lo studio è a Itri, comodo da Formia, Gaeta e Fondi, mentre chi ha giornate troppo piene per spostarsi può fare le sedute online, in un orario fisso che tenga conto di lezioni, consigli di classe e colloqui con le famiglie.
Alberto Del Bove
Psicologo e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio con il n. 23754, specializzato presso la SPS di Roma. Lavoro con adulti e coppie, online in tutta Italia e dall'estero e in studio a Itri (LT).