Psicologia e scuola
Lo psicologo a scuola obbligatorio può davvero ascoltare qualcuno?
Una proposta di legge vuole due ore al mese con lo psicologo per tutti gli studenti. L'idea di fondo è buona, ma la forma che prenderà conta quanto l'idea, e vale la pena guardarla con calma.
In breve. Il 28 settembre 2026 la Lega ha annunciato una proposta di legge che porterebbe lo psicologo a scuola, obbligatorio, per due ore al mese, a partire dalle superiori. Non è una legge in vigore, e nelle scuole per ora non cambia nulla. Uno spazio stabile di ascolto per i ragazzi è una buona idea; i dubbi riguardano l'obbligo, il momento in cui la proposta nasce e la confusione possibile fra il ruolo del docente e quello dello psicologo. Nel frattempo un genitore può già chiedere alla scuola se esiste uno sportello di ascolto, e con quali regole.
C'è una domanda che vorrei portarti dentro questo articolo, e che secondo me conta più della proposta di legge da cui nasce, cioè se si possa rendere obbligatorio l'ascolto senza svuotarlo di senso. Il 28 settembre la Lega ha annunciato una proposta di legge che prevede due ore al mese con lo psicologo per tutti gli studenti, dalle superiori fino, gradualmente, alle elementari. L'occasione è stata l'ennesima aggressione a un'insegnante, questa volta nel quartiere di Centocelle, a Roma. Se hai un figlio a scuola, o se ti ricordi com'era starci, la notizia ti riguarda più di quanto sembri.
Cosa prevede la proposta sullo psicologo a scuola obbligatorio
Il testo, per come è stato raccontato dall'agenzia ANSA, immagina due ore mensili «dedicate all'ascolto, al confronto e alla prevenzione», fino alla fine delle superiori, e porta la prima firma della deputata Giorgia Latini. Secondo la ricostruzione di Tecnica della Scuola, le ore si svolgerebbero in classe e senza voto, e accanto a queste gli studenti potrebbero chiedere colloqui individuali riservati.
- Ore
- Due al mese per ogni classe, in orario curricolare, senza voto
- Colloqui individuali
- Riservati, su richiesta dello studente
- Chi li terrebbe
- 18mila figure definite «docenti psicoterapeuti», inserite progressivamente
- Da dove si parte
- Scuole superiori, poi medie e primarie
- Finanziamento
- Addizionale Ires dello 0,65% sulle società di capitali con fatturato annuo oltre 100 milioni di euro
Per ora è soltanto una proposta, quindi domani mattina non cambia nulla, e potrebbe cambiare molto prima di diventare legge, o non diventarlo affatto.
Mi sembra giusto dire subito che uno spazio stabile dedicato alla vita emotiva dei ragazzi, dentro la scuola, è una buona idea, e chi lavora in questo campo lo chiede da anni. Oggi in molte scuole lo sportello psicologico esiste solo se arriva un bando, dura qualche mese e poi sparisce, proprio quando i ragazzi avevano cominciato a fidarsi. Dal 2020 c'è un protocollo d'intesa fra Ministero dell'Istruzione e Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi che dà una cornice a questo lavoro, ma il servizio continua a passare da incarichi che ogni istituto assegna con le risorse che riceve, ed è a questo vuoto che una presenza continuativa risponderebbe.
Eppure c'è qualcosa, nella forma che questa presenza prenderebbe, che merita di essere guardato con calma.
L'obbligo e la soglia
Pensa a un ragazzo di quindici anni che sta male davvero, magari da mesi, e non l'ha detto a nessuno. Per lui il passo più difficile non è trovare il tempo per parlare con qualcuno, perché il tempo spesso c'è. Il passo difficile è decidere di farlo, varcare una soglia, ammettere a se stesso che quella fatica merita attenzione. In psicoterapia sappiamo bene che quella decisione, anche quando è fragile e piena di dubbi, è già parte della cura.
Uno psicologo a scuola obbligatorio, con un'ora inserita nel calendario come l'educazione fisica, rischia di saltare proprio questo passaggio. Chi ha bisogno potrebbe trovarsi in un gruppo dove nessuno ha voglia di esporsi davanti ai compagni, e chi non ha bisogno vivrebbe quelle ore come un'altra materia da sopportare. L'ascolto, quando è prescritto, tende a diventare un adempimento, e gli adolescenti hanno un radar molto preciso per riconoscere gli adempimenti.
Non vorrei però cadere nell'errore opposto. La scelta individuale non è sempre libera allo stesso modo per tutti, e un ragazzo che cresce in una famiglia dove «dallo psicologo ci vanno i matti» difficilmente busserà a quella porta da solo. Per lui un momento uguale per tutta la classe potrebbe essere l'unico modo per scoprire che parlare di ciò che si prova è una cosa normale, persino utile. L'obbligo quindi non è né soltanto un'imposizione che svuota l'ascolto, né soltanto un'opportunità democratica, ma tutte e due le cose insieme, e il risultato dipende da come verrebbe costruito. I colloqui individuali su richiesta, se resteranno nel testo, vanno in questa direzione, perché restituiscono la soglia al ragazzo che decide di varcarla.
Che cosa chiediamo allo psicologo, quando lo chiamiamo dopo un'aggressione
C'è poi una questione che riguarda il momento in cui la proposta è nata. Quando succede qualcosa di grave in una scuola, la richiesta di «più psicologi» arriva quasi sempre a ridosso dei fatti, come risposta a un'emergenza. È comprensibile, e in parte è anche giusto, ma vale la pena chiedersi che funzione abbia questa richiesta per noi adulti.
A volte chiamare lo psicologo serve a dire che il problema sta nella testa di qualche ragazzo, e che basta intercettarlo in tempo. È una lettura rassicurante, perché lascia fuori tutto il resto, cioè classi troppo numerose, insegnanti soli e sotto pressione, famiglie che non hanno tempo, quartieri dove i servizi mancano. Il disagio di un adolescente non nasce mai nel vuoto, perché ha una storia, abita in una relazione e spesso dice qualcosa sull'ambiente in cui vive prima ancora che su di lui.
Lo psicologo a scuola può fare moltissimo, a condizione che non diventi il luogo dove depositare ciò che il resto del sistema non riesce a reggere. Se gli si chiede di prevenire la violenza da solo, due ore al mese, lo si condanna a fallire, e con lui si brucia la fiducia dei ragazzi in quello strumento.
Chi ascolta, e con quale ruolo
Un dettaglio della proposta mi ha colpito più degli altri, ed è la definizione di «docenti psicoterapeuti». Sembra una questione di etichette, ma per un adolescente non lo è affatto. Il docente è la persona che ti valuta, che mette il voto, che parla con i tuoi genitori ai colloqui. Lo psicologo, invece, è qualcuno a cui puoi dire una cosa sapendo che resterà lì, senza conseguenze sulla pagella e senza passare per la sala professori. Non aiuta che il titolo della proposta, stando alla stessa ricostruzione di Tecnica della Scuola, parli di «attività di educazione psicologica», che è il lessico di una materia più che quello di uno spazio di ascolto.
Se le due funzioni si confondono, il ragazzo smette di parlare, e non per cattiva volontà, ma perché sente, giustamente, che non è chiaro chi ha davanti. La riservatezza, il ruolo distinto e la possibilità di scegliere cosa raccontare sono le condizioni minime perché uno spazio di ascolto funzioni davvero; per uno psicologo, del resto, il segreto professionale è un obbligo del Codice Deontologico prima ancora che una scelta. Qualunque legge su questo tema dovrebbe proteggere queste condizioni per prime.
Cosa può fare un genitore, intanto
Mentre se ne discute, puoi già fare qualcosa di concreto, a cominciare dal chiedere alla scuola di tuo figlio se esiste uno sportello di ascolto, chi lo tiene, con quali orari e con quali regole di riservatezza. Puoi chiedere a tuo figlio, senza insistere, se ne ha sentito parlare e cosa ne pensano i suoi compagni, perché la loro risposta ti dirà molto su quanto quello spazio sia percepito come sicuro.
E se ti accorgi che tuo figlio fatica da tempo, che si chiude, che il sonno o l'appetito sono cambiati, che a scuola le cose non vanno e lui non riesce a dire perché, non serve aspettare una legge. Uno psicologo o uno psicoterapeuta iscritto all'Albo può aiutarti a capire cosa sta succedendo, a volte anche solo con qualche colloquio insieme a te, prima ancora che con lui. Se il costo ti frena, guarda anche il Bonus Psicologo, che in base all'ISEE contribuisce alla spesa delle sedute.
Domande frequenti
Lo psicologo a scuola è già obbligatorio?
No. Le due ore mensili sono il contenuto di una proposta di legge annunciata il 28 settembre 2026, non di una legge in vigore, e il testo potrebbe cambiare o non essere approvato. Oggi il supporto psicologico a scuola passa dagli sportelli di ascolto che i singoli istituti attivano, nella cornice del protocollo d'intesa firmato nel 2020 fra Ministero dell'Istruzione e Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.
Cosa prevede la proposta di legge sullo psicologo scolastico?
Secondo l'ANSA, due ore obbligatorie al mese con lo psicologo, fino alla fine delle superiori, dedicate all'ascolto, al confronto e alla prevenzione. Prevede l'inserimento progressivo di 18mila docenti psicoterapeuti, a partire dalle superiori e poi nelle medie e nelle primarie, finanziato con un'addizionale Ires dello 0,65% sulle società di capitali con un fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.
Per lo sportello di ascolto serve il consenso dei genitori?
Di regola sì. Il Codice Deontologico degli psicologi, all'articolo 31, subordina le prestazioni a persone minorenni al consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela, con eccezioni limitate previste dallo stesso articolo. Le regole precise dello sportello sono nel regolamento della scuola, che puoi chiedere all'istituto.
Cosa posso fare se mio figlio sta male e a scuola non c'è lo sportello?
Non serve aspettare una legge. Se tuo figlio si chiude da tempo, se il sonno o l'appetito sono cambiati o se a scuola le cose non vanno e lui non riesce a dire perché, puoi rivolgerti a uno psicologo o a uno psicoterapeuta iscritto all'Albo. A volte si comincia con qualche colloquio insieme al genitore, prima ancora che con il ragazzo.
Una domanda da lasciare aperta
Forse più che stabilire se l'obbligo sia giusto o sbagliato in astratto, conta ricordare che l'ascolto ha bisogno di tempo, di continuità e di un ruolo riconoscibile, e nessuna di queste cose si ottiene per decreto in poche settimane. Se questa proposta servirà ad aprire una discussione seria su come la scuola si prende cura della vita interiore dei ragazzi, avrà già fatto qualcosa di utile. Se invece resterà la risposta veloce a un fatto di cronaca, rischierà di insegnare ai ragazzi la cosa sbagliata, cioè che lo psicologo arriva quando qualcosa si è già rotto, e non prima.
Alberto Del Bove, psicologo e
psicoterapeuta psicoanalitico, iscritto all'Albo degli Psicologi del Lazio
n. 23754. Specializzato in Analisi della Domanda presso SPS, Roma.
Pagina pubblicata il 1º ottobre 2026. La proposta non è ancora una norma e il testo potrebbe cambiare, quindi per lo stato dell'iter fanno fede i siti di Camera e Senato. Questa pagina non sostituisce il parere di un professionista.
Fonti
- ANSA, Due ore di psicologo obbligatorie al mese a scuola, proposta legge della Lega, 28 settembre 2026, ansa.it
- Tecnica della Scuola, articolo del 30 settembre 2026 sulla proposta (ore in classe senza voto, colloqui individuali riservati su richiesta), tecnicadellascuola.it
- CNOP, Protocollo scuola, il protocollo d'intesa del 2020 fra Ministero dell'Istruzione e Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi, psy.it
- CNOP, Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, art. 31 (consenso per le prestazioni a persone minorenni), psy.it