Psicologia e scuola

Psicologo a scuola: cosa può fare, e cosa no

Cinque milioni di euro, un bando pubblicato a metà agosto, la promessa di uno sportello di ascolto psicologico in ogni scuola del Lazio che lo richieda. Letta così è una buona notizia, e in parte lo è davvero, ma conviene fermarsi un momento prima di applaudire, perché il modo in cui una cosa viene finanziata dice quasi sempre di più della cifra stanziata.

Questa pagina mette in fila cosa prevede il servizio di psicologia scolastica, quanto tempo mette davvero a disposizione, chi può candidarsi e soprattutto dove finisce quello che uno sportello può fare.

Il bando della Regione Lazio, in breve

Il bando, uscito il 17 agosto 2026, mette a disposizione delle scuole cinque milioni di fondi europei per attivare il servizio di psicologia scolastica previsto dalla legge regionale approvata all'unanimità il 28 gennaio e promulgata l'11 febbraio. Per la prima volta la scuola pubblica del Lazio ha una cornice strutturata, non solo iniziative sporadiche affidate alla buona volontà del singolo dirigente.

Dotazione
5 milioni di euro (fondi FSE+), circa 100.000 ore in tutta la regione
Chi può chiederlo
Scuole statali e paritarie, primarie e secondarie di primo e secondo grado, e istituti di formazione professionale
Ore per scuola
144 all'anno fino a 300 studenti, 288 oltre i 300
Tariffa
50 euro lordi l'ora: 45 allo psicologo, 5 alla scuola per la gestione
Requisiti
Almeno 3 anni di iscrizione all'Albo e 3 anni di esperienza documentata nelle scuole o con l'età evolutiva
Domande
Dal 22 settembre al 6 novembre 2026, online sulla piattaforma regionale

Le domande le presentano le scuole, non le famiglie né i singoli professionisti, perché è l'istituto a chiedere il contributo e poi ad affidare l'incarico.

Cosa significa, in pratica, «psicologo a scuola»

Significa che un ragazzo di quattordici anni che non riesce più a entrare in classe la mattina, o che ha smesso di parlare al pranzo di famiglia, trova per la prima volta un adulto nel corridoio della sua scuola disposto ad ascoltarlo senza doverlo etichettare come un problema da risolvere in fretta, e non è poco. Per molte famiglie che non possono permettersi una psicoterapia privata, e che magari aspettano mesi per un primo colloquio nei servizi pubblici, uno sportello scolastico può essere l'unico punto di accesso reale a un ascolto professionale.

Qui però si apre una tensione che il bando, da solo, non risolve. Il modello con cui viene finanziato questo servizio, fatto di ore comprate a bando, di scadenze di progetto e di budget che si esauriscono, non è quello su cui si costruisce una relazione di cura. Non è né un investimento inutile né una risposta compiuta al bisogno, ma qualcosa nel mezzo, e proprio per questo merita di essere guardato con attenzione invece che liquidato con un giudizio secco.

Quanto tempo c'è davvero

Chi lavora in stanza con gli adolescenti sa che la fiducia non si costruisce nella prima seduta, e che ci vuole tempo perché un ragazzo smetta di rispondere «tutto bene» per abitudine e cominci a dire qualcosa di vero.

Conviene allora guardare quanto tempo è previsto davvero, partendo dal fatto che cinque milioni corrispondono a circa centomila ore su tutto il Lazio, che tradotte sulla singola scuola diventano 144 ore l'anno sotto i trecento studenti e 288 sopra, cioè quattro ore a settimana nel primo caso e otto nel secondo, non per ogni studente ma per l'intera scuola. In un istituto da ottocento ragazzi significa che lo psicologo è presente meno di un giorno e mezzo su cinque, e che la maggior parte degli studenti non lo incrocerà mai.

Non lo dico come obiezione al bando, perché con cinque milioni non si compra un servizio permanente per un'intera regione, ma come misura di ciò che quelle ore possono e non possono fare. Uno sportello che funziona così, e che spesso passa da un professionista all'altro di anno in anno perché il progetto successivo lo vince qualcun altro, rischia di offrire il gesto dell'ascolto senza la continuità che ne è la sostanza.

Chi può candidarsi, e a quali condizioni

Per candidarsi non basta essere psicologi, perché servono almeno tre anni di iscrizione all'albo e tre anni di esperienza documentata nelle scuole o con l'età evolutiva. È un requisito sensato, dal momento che con gli adolescenti l'improvvisazione si paga cara, e dice chiaramente che il servizio non è pensato per chi è appena arrivato.

Solo che a professionisti con quell'esperienza alle spalle si offrono 45 euro lordi l'ora, da cui vanno ancora tolti contributi e tasse, dentro un incarico che dura quanto dura il progetto. Chi ha quei requisiti di norma ha già uno studio avviato o un altro impiego, e per lui queste ore diventano un'integrazione più che il lavoro attorno a cui organizzare la settimana.

Si chiede insomma la competenza di chi è dentro il mestiere da anni, offrendo le condizioni di una prestazione occasionale. Il turnover nasce da qui più che dall'inesperienza di chi si candida, ed è il turnover, molto più della bravura del singolo, a togliere ai ragazzi la cosa che serve di più, cioè ritrovare la stessa faccia la settimana dopo.

Non è un discorso contro la scuola

Sarebbe facile, a questo punto, scivolare in una critica generica alle istituzioni, e non è quello che mi interessa. La legge nasce da un voto unanime del Consiglio regionale, prevede una fase sperimentale di tre anni e uno stanziamento regionale proprio che cresce nel tempo, con 400 mila euro per il 2026 e 750 mila per il 2027, che si affiancano ai cinque milioni di fondi europei di questo bando. È un riconoscimento pubblico di un bisogno rimasto troppo a lungo senza risposta strutturale.

La buona intenzione c'è. Il problema è che il modo in cui organizziamo l'accesso alla cura psicologica nelle istituzioni pubbliche continua a trattarla come una prestazione a consumo, un'ora acquistata su un catalogo, invece che come una relazione che ha bisogno di tempo per produrre effetto.

Vale la pena chiedersi cosa cambierebbe se, invece di ripartire ogni anno da un nuovo bando e da nuove candidature, si costruissero incarichi pluriennali capaci di garantire agli stessi professionisti la possibilità di restare nella stessa scuola, di conoscere gli insegnanti, di seguire un ragazzo dalla prima alla terza. Più che di un budget più alto, si tratterebbe di organizzare diversamente nel tempo quello che c'è. La fase sperimentale di tre anni, da questo punto di vista, è l'occasione buona per scoprirlo, a patto che si misuri anche questo e non soltanto quante ore sono state erogate.

Cosa possono fare, nel frattempo, i genitori

Se sei un genitore e la tua scuola attiverà uno sportello grazie a questo bando, è comunque una risorsa da conoscere e da far conoscere a tuo figlio, perché uno spazio informale, senza l'ansia della «visita dallo specialista», può aiutare un ragazzo a fare il primo passo. Spesso basta sapere che quella porta esiste, anche solo per entrarci una volta, per abbassare la soglia che separa il disagio dal chiederne conto a qualcuno.

Ma se il disagio che osservi è più radicato, se dura da mesi, se cambia il modo in cui tuo figlio dorme, mangia, sta con gli amici, uno sportello scolastico non è pensato per sostituire un percorso terapeutico vero e proprio. Non è la sua funzione, e chiedergli di esserlo significherebbe caricarlo di un compito che la struttura stessa del servizio, con poche ore a settimana per centinaia di studenti, non può reggere.

In quel caso ha senso rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta con cui costruire, con calma e con continuità, uno spazio che nella scuola per definizione non può esistere.

Domande frequenti

Lo psicologo a scuola ha un costo per le famiglie?

No. Dove il servizio viene attivato con il bando regionale, le ore sono finanziate con fondi pubblici e lo sportello è gratuito per studenti e famiglie. La scuola riceve il contributo e si occupa dell'incarico al professionista.

Chi può lavorare come psicologo scolastico nel Lazio?

Il bando richiede l'iscrizione all'Albo degli Psicologi da almeno tre anni e tre anni di esperienza documentata nelle scuole o con l'età evolutiva. Non è quindi un servizio aperto a chi ha appena conseguito l'abilitazione.

Quante ore di sportello psicologico ha una scuola?

Il bando prevede 144 ore all'anno per gli istituti fino a trecento studenti e 288 per quelli più grandi, cioè circa quattro e otto ore a settimana, riferite all'intera scuola e non al singolo studente.

Lo sportello d'ascolto sostituisce la psicoterapia?

No, e non è pensato per farlo. Lo sportello offre pochi colloqui, che servono a orientarsi e a capire se un disagio richiede altro. Quando la difficoltà dura da mesi o incide su sonno, alimentazione e relazioni, occorre un percorso con continuità propria, fuori dalla scuola.

Serve il consenso dei genitori perché un minore vada allo sportello?

Di norma sì, perché per gli studenti minorenni è richiesto il consenso informato di chi esercita la responsabilità genitoriale, raccolto dalla scuola all'attivazione del servizio. Le modalità precise le indica il singolo istituto.

La domanda da tenersi per il prossimo anno

Cinque milioni di euro sono una buona notizia, ma più di quanti soldi siano stati stanziati conta se, e come, riusciremo a trasformare quell'ora comprata in una relazione che dura abbastanza da fare davvero la differenza.

Sullo stesso tema, a livello nazionale, è arrivata a fine settembre una proposta di legge che renderebbe lo psicologo obbligatorio in tutte le classi, e qui trovi cosa prevede e quali dubbi solleva.

Alberto Del Bove, psicologo e psicoterapeuta psicoanalitico, iscritto all'Albo degli Psicologi del Lazio n. 23754. Specializzato in Analisi della Domanda presso SPS, Roma.
Pagina pubblicata il 1º settembre 2026. I riferimenti al bando regionale sono aggiornati a quella data, e per scadenze e modalità fa fede il testo pubblicato dalla Regione Lazio.