Psicoterapia · · 5 minuti di lettura

Intelligenza artificiale e psicoterapia: cosa cerchiamo quando ci confidiamo con una macchina

Il 10 ottobre, a Roma, gli psicologi italiani hanno dedicato un'intera giornata a una domanda che suona quasi come una sfida, cioè se l'intelligenza artificiale li sostituirà, ma credo che la domanda più utile per chi non fa questo mestiere sia un'altra, ovvero che cosa stiamo cercando davvero quando scegliamo di confidarci con una macchina.

Che cosa è successo a Roma

Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi ha scelto per la Giornata Nazionale della Psicologia il titolo «IA – Intelligenza Artificiale: Quo Vadis?», con istituzioni, università e sanità attorno allo stesso tavolo, e due tavole rotonde che portavano nel titolo la paura più diffusa, «L'IA ci sostituirà?». La presidente Maria Antonietta Gulino, in una posizione espressa già in precedenza, ha sostenuto che l'intelligenza artificiale generativa può offrire strumenti utili ma non può replicare il cuore della relazione terapeutica, fatto di presenza, sintonizzazione emotiva e silenzi.

Non serve schierarsi per capire che il fatto, in sé, è notevole. Una professione che per decenni ha lavorato in stanze discrete si trova a dover spiegare in pubblico che cosa fa, perché qualcosa che somiglia a ciò che fa è diventato disponibile sul telefono di chiunque, a qualsiasi ora.

Dentro questa cornice è passata anche l'idea che l'intelligenza artificiale possa avere un ruolo accanto al professionista, per esempio nell'organizzare i dati o nel riconoscere presto un disagio, a condizione che la regia resti umana. È una distinzione che a me pare preziosa, perché sposta la discussione da un'alternativa sterile tra tecnologia buona e tecnologia cattiva a una questione di posto e di responsabilità, cioè chi risponde di che cosa, e davanti a chi.

Perché una macchina che risponde sempre ci attrae

Pensa a un'ora qualunque della notte, a una preoccupazione che non si lascia mettere da parte, a un messaggio che non vorresti scrivere a nessuno che conosci. Un assistente virtuale risponde subito, non si stanca, non giudica, non ha una giornata storta e non ti chiede di aspettare il giovedì successivo. Sarebbe sciocco negare che questo abbia un valore, perché la disponibilità immediata è, per molte persone, la differenza tra parlare e tacere.

Eppure vale la pena chiedersi che cosa significhi, per chi soffre, ricevere sempre una risposta. Una risposta immediata può funzionare da sollievo, e allo stesso tempo può sostituirsi a quel tempo scomodo in cui qualcosa dentro di noi prende forma proprio perché nessuno lo riempie subito. Non è né un nemico da temere né un aiuto da adottare senza riserve; è uno strumento che, a seconda di come lo usiamo, può avvicinarci a ciò che proviamo oppure darci l'impressione di averlo già risolto. Su questo ho scritto anche una guida gratuita, Perché è più facile parlarne a una macchina.

Intelligenza artificiale e psicoterapia: dove passa il confine

Nella stanza di terapia accade una cosa che a prima vista sembra un difetto. Il terapeuta non c'è sempre, ha dei limiti, a volte tace, a volte non capisce subito, e il paziente se ne accorge. Quei limiti non sono un guasto da correggere; sono il materiale con cui si lavora, perché è dentro una relazione con una persona reale, che può deludere e può essere ritrovata dopo una delusione, che molti imparano qualcosa di nuovo sul proprio modo di amare, di temere, di fidarsi.

Una macchina che non si stanca mai non offre questa esperienza, e non perché sia poco intelligente, ma perché la sua funzione è un'altra: produrre una risposta plausibile, non reggere una relazione nel tempo. Quando l'Ordine chiede trasparenza sui sistemi che si presentano come terapeutici e il divieto di simulare ruoli umani, sta difendendo una cosa semplice, il diritto di sapere con chi, o con che cosa, si sta parlando.

C'è poi un rischio che gli stessi professionisti segnalano, e lo fanno con prudenza, perché i dati sull'effetto di questi strumenti sono ancora in costruzione: è plausibile che chi si affida a un assistente virtuale come unico interlocutore ritardi il momento di chiedere un aiuto qualificato, o sviluppi un attaccamento verso qualcosa che non può ricambiarlo. Dirlo non significa condannare chi lo usa, significa riconoscere che dietro quella scelta c'è quasi sempre una solitudine che merita ascolto.

Che cosa farne, concretamente

Se già parli con un assistente virtuale delle tue giornate, non c'è nulla di vergognoso, e può darsi che ti serva a mettere in ordine i pensieri prima di dirli a qualcuno. Il punto sta nel chiederti, ogni tanto, che cosa ti restituisce, cioè se dopo quelle conversazioni ti senti più vicino alle tue cose o soltanto più calmo per qualche ora, e se la persona con cui vorresti parlare davvero è ancora lontana.

L'intelligenza artificiale e la psicoterapia possono convivere come convivono un diario e un colloquio, ciascuno con la sua funzione, purché nessuno dei due pretenda di fare il lavoro dell'altro. Un diario non ti risponde, e proprio per questo ti obbliga a sentire la tua voce; un terapeuta ti risponde, e lo fa da una posizione che non coincide mai del tutto con la tua. Una macchina sta in mezzo, e questo la rende insieme comoda e ambigua.

Se ti riconosci in qualcuna di queste righe, può essere utile parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta iscritto all'albo, anche solo per un primo colloquio in cui capire che cosa ti serve; non c'è bisogno di aspettare che il malessere diventi insopportabile. Resta aperta, e credo debba restare aperta, la domanda di fondo di quella giornata romana: non se le macchine impareranno a rispondere meglio, ma che cosa vorremo ancora chiedere a qualcuno che può non rispondere subito.

Alberto Del Bove

Psicologo e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio con il n. 23754, specializzato presso la SPS di Roma. Lavoro con adulti e coppie, online in tutta Italia e dall'estero e in studio a Itri (LT).

Se vuoi parlarne

Il modo più semplice per capire se ti serve qualcosa di diverso da una conversazione con una macchina è un colloquio conoscitivo, che dura 45 minuti, si fa online o in studio a Itri ed è gratuito se lo prenoti dal sito. Serve a conoscerci e a capire insieme se e come lavorare, senza nessun impegno a continuare.

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